Giuseppe D'Avenia D'Andrea

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ELOGIO A CHI FA E VOLA ALTO

ELOGIO A CHI FA e VOLA ALTO

10 febbraio 2018©Giuseppe D’Avenia D’Andrea

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La serata in Chiesa Madre del 9 febbraio 2018, che ha commemorato i defunti della ruina del 1688 nella tragica notte di Sant’Apollonia, è stata intensa, emozionante. È stato un abbraccio tra tutti i pisticcesi della comunità lì presenti. Vedere l’amico Francesco Vitelli in lacrime ed essere lì, vicino a lui, è stato un momento unico. L’Amore per la nostra terra è immenso e nelle emozioni del nostro “fratello pisticcese” Francesco, la luce irraggiata da quest’Amore l’abbiamo vista tutti.

Sentivo il bisogno di contatto con tutte le persone della comunità presenti in Chiesa, anche con quelle con cui non ho tanta confidenza e/o amicizia. Tragedie come la frana del 1688 ti insegnano che poi, alla fine, saremo tutti uguali nella nuda argilla. Allora meglio abbracciarsi in vita. Cosa non sempre facile da attuare nella quotidianità; anzi, sembra proprio tanto tanto difficile.

Ci terrei a dire quali sono state le motivazioni che mi hanno spinto a partecipare all’evento, affinchè nessuno travisi e interpreti a proprio piacimento i miei pensieri, le miei intenzioni, le mie parole e il mio Amore puro per l’argilla, per la nostra terra.

Da anni ero ossessionato sull’ora di inizio della frana. Negli ultimi giorni prima di quest’evento, ero stato a casa del professor Dino D’Angella, a Bernalda, per cercare di dipanare i miei dubbi a tal riguardo. Dino, che stimo profondamente, mi ha accolto con gran calore insieme ad Ada sua moglie. Abbiamo parlato, ragionato, condiviso la passione per la conoscenza e la storia della nostra Pisticci.

Ti ringrazio pubblicamente prof. Dino D’Angella.

Credo che il contributo dato alla nostra comunità (e non solo) da gente come D. D’Angella, G. Coniglio, L. Larocca, C. Spani, V. Di Trani e da chiunque abbia FATTO, prodotto opere ed eventi sulla nostra storia, cultura e tradizioni, sia immenso. Proprio il professor D’Angella mi diceva di quanto difficile sia la ricerca negli archivi, costosa in termini di tempo e risorse; complicata quando l’età avanza e gli occhi “arrancano” per decifrare parole e proposizioni impresse con l’inchiostro nei documenti antichi. Non oso nemmeno immaginare quante ore abbiano dedicato queste persone alla ricerca della nostra storia. Posso permettermi di dire solo quante ne dedico nella mie ricerche.

Inoltre, penso che senza il contributo di questi studiosi, sarebbe stato molto difficile per me coltivare le mie ricerche e curiosità sulla nostra Terra, per poi espanderle in altre direzioni, soprattuto in ambito artistico-musicale. Come “Bibbie”, leggo e uso i dizionari sul dialetto, libri sul brigantaggio, sulla storia di Basilicata, “Pisticci e i suoi canti”, ‘Nggérə na voldə à Pəstìzzə”….. e via dicendo. Ma leggo anche libri di storia, mitologia, fiabe, poesie e tradizioni di altre nazioni, regioni, paesi, cosa che mi fa maturare una grande apertura mentale nell’approccio alle cose della mia Terra”.

Ciò non toglie il fatto che, quando si legge un’opera, un libro, a volte può capitare di imbattersi in alcuni documenti, pagine,  che fanno sorgere dei dubbi. E i dubbi sorgono spontanei, sinceri, senza alcuna volontà di distruggere l’opera dell’autore, o l’autore stesso attraverso l’opera. Anche se qualcuno avesse queste meschine intenzioni, come potrebbe riuscirci quando l’opera è immensa? E quelle dei summenzionati autori lo sono. Ma l’atto del dubitare è importante e costruttivo: anzi l’autore dell’opera dovrebbe esserne felice, perché vuol dire che c’è qualcuno che lo legge e lo ascolta con vero interesse e attenzione e che il libro non prende solo polvere sullo scaffale di una libreria…..anzi, quei libri vengono divorati, consumati in una lettura appassionata.

E ben vengano figli di questa terra come Daniele Marzano, Leo Andriulli, Laura Stabile, Luciana Vitelli, Francesco Vitelli, Roberto Grossi, Giuseppe Vitale. E figli e artisti di altre terre, come la nostra pittrice Anna Parker che ieri ha perso il suo caro James, che volevamo bene anche noi. E ben vengano altri…altri….e altri ancora, con nuove iniziative, nuova energia, che non hanno nessuna intenzione se non quella di amare la propria terra e di comunicare questa passione smisurata agli altri, a Pisticci, alla Basilicata, all’Italia, al mondo. Abbiamo bisogno di nuovi e variegati punti di vista; di attingere da nuove fonti storiche come ha invitato a fare Don Michele. Abbiamo bisogno di nuovi modi per rievocare e far rivivere gli eventi passati.

Nessuna competizione, solo l’Amore immenso che ci accomuna alle stesse radici, alla stessa storia, allo stesso futuro. Siamo tutti preziosi, tutti figli di questa fragile e caparbia Mamma Pisticci.

E quando ci si approccia alla storia locale considerando l’aspetto umano, del dolore, della tragedia, della disgrazia, personalmente cerco di immedesimarmi in chi visse quegli accadimenti, sebbene si possa avere solo una vagha idea di quanto accadde realmente.

  • Davvero non interessa sapere quante ore durò la frana del 1688 (e sapere l’ora di inizio conta eccome) per capire come si sviluppano le frane, come reagisce il nostro suolo nel tempo della frana, quante probabilità hai di sfuggire e tanto altro?
  • Davvero non interessa sapere se fosse frana o terremoto, anche per una pianificazione e progettazione del nostro territorio, considerando le differenti tipologie di movimenti tellurici?
  • Davvero non interessa sapere se i nostri sventurati fratelli  siano stati accampati nella neve per 11 ore, (molte di meno o molte di più) dopo l’inizio della frana? Alla tragedia la beffa. E magari se fu anche il freddo e non solo la frana ad ucciderne altri?
  • Davvero non interessa sapere se anche il buio contribuì negativamente nella incerta corsa verso la salvezza, facendo precipitare i fuggiaschi nei precipizi d’argilla?
  • Davvero non conta sapere come vissero i pisticcesi il contrasto tra i festeggiamenti “al soverchio” di quel Carnevale del 1688 e lo schiaffo di morte della frana in connessione con il tempo? O delle usanze dei nostri avi sulla frequentazione delle messe, dei festeggiamenti, di quando andavano a dormire e di quando si alzavano?
  • Davvero non conta sapere se i morti furono 400, 200, 300 o altro? Conoscere la lista completa dei nominativi di chi perì, di chi sopravvisse, di chi fu traumatizzato dalla frana?

Ogni dettaglio è importante, ogni pietra, coccio, ogni rudere che ci ricordi chi eravamo, chi siamo e CHI DECIDEREMO DI ESSERE.

E ben venga chi porterà nuove verità, nuove ipotesi, nuovi documenti, se ciò va verso la “vera verità”. Ben venga chi eccepisce in maniera intelligente alcune affermazioni e convinzioni, anche le mie se non sono giuste.

Mi auguro sia stato chiaro che nella sera del 9 febbraio 2018 il mio intervento mirava solo a manifestare pubblicamente un mio dubbio, ragionandoci su con voi. Non ho nessuna certezza, su nulla. Personalmente mi metto sempre in discussione, su tutto.

Quindi, un elogio a tutti quelli che fanno, che investono con passione il proprio tempo per tramandare la cultura e il sapere della nostra comunità, un elogio al “NOI COMUNITA’”. Un elogio a tutti quelli che criticano e partecipano in maniera costruttiva e senza malizia all’opera, ricerche e sforzi altrui. A chi “vola alto”.

Per il resto, “lə kiakkjərə sə lə ppórtə u vièndə”……… in basso.

Giuseppe D’AVENIA D’ANDREA