Giuseppe D'Avenia D'Andrea

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Folk revival – I miei heros

http://www.giuseppedaveniadandrea.it/video/596

Nell’attesa che vengano fatti gli ultimi ritocchi sulle “Ballate d’Argilla”, prima del mixaggio finale, pensavo:

” Ricordo quando ho iniziato ad appassionarmi alla musica, alla chitarra acustica. Compravo metodi didattici, album, cercando di capire altre culture attraverso i suoni, la musica. Su quei libri leggevo nomi che all’epoca mi suonavano nuovi, ignaro di cosa essi rappresentassero: John Renbourn, Nick Drake, Bert Jansch, Davey Graham, Nic Jones, Planxty, Pierre Bensusan, Danny Thompson, John Martyn, Dick Gaughan, Jon Hicks, Robin Williamson, Incredible String band, Sandy Danny, Robert Kirby, Jacquie Mc Shee, Pentangle, Fairport Convention, Anne Briggs, Martin Carthy…. per citarne alcuni.

Forse questi nomi, ancora oggi, a cinquant’anni dal folk revival quando esplosero, suonano strani, non dicono nulla. Un circuito che era, ed è, ancora oggi fuori dal clamore dell’industria discografica “d’assalto”, quella che si rivolge alla massa e mira al business.

Piuttosto, i nomi citati, sono artisti di nicchia che hanno però influenzato, all’insaputa di molti, tanti musicisti e rock star. Basti citare l’aneddoto su Jimmy Page, ossessionato dal geniale folksinger-songwriter inglese Bert Jansch a tal punto da convincesi di emulare un suo arrangiamento ed inserirlo nell’album di debutto dei Led Zeppelin; un brano intitolato “Black mountain side“. E, come omaggio a Jansch, Jimmy Page nemmeno citava “il maestro” che l’aveva ispirato, cambiandone invece il titolo originale che invece è  ” Black Water Side“, un brano tradizionale che Bert aveva arrangiato chitarristicamente  in maniera innovativa, imparandone la melodia da Anne Briggs, sua amica,  cantante e custode delle ballate tradizionali nordiche.  Forse Page temeva che se avesse citato la fonte ispiratrice avrebbe comunicato la sua “non originalità“, sfigurando al confronto con Bert, soprattutto da un punto di vista spirituale in termini di espressività musicale. Come disse Bert a proposito in un video che ho visto: “quello non era folk“, quasi a disprezzarne le intenzioni artistiche del rockettaro. Eppure, molti conoscono Jimmy Page, i Led Zeppelin, il rock piuttosto che il folk e Bert Jansch.

Altri aneddoti: Bob Dylan che va in Inghilterra ed “attinge” da quel repertorio modificandone i testi ma non le linee melodiche ( vedi le songs:”Bob Dylan’s dream”, “Masters of war”); o di Paul Simon che imparò Scarborough Fair da Martin Carthy facendolo diventare un successo planetario, dimenticandone volutamente però di citare la fonte da cui aveva attinto ed incassando gli introiti delle vendite e voltando le spalle al maestro inglese Martin Carthy. Gli esempi sono tantissimi, soprattutto nel blues acustico: solo il rock sa, (ma non molti suoi fans) quanto deve ai ritmi sincopati di Robert Johnson, Reverend Gary Davis, Blind Blake  e via dicendo.

Pensavo come negli anni questa mia passione per la musica mi abbia completamente rapito, molte volte estraniandomi dalla realtà, conducendomi in una dimensione sospesa, di pace e riflessione, lontano dal clamore, in un’oasi di bellezza e semplicità, dove l’ego svanisce per mostrare l’essenza delle cose..

Ebbene lungo questo cammino mai avrei immaginato che questa passione smisurata mi facesse incontrare un giorno alcuni dei miei miti: vedi John Renbourn, Pierre Bensusan, Jacquie McShee, Andy Irvine. Non avevo mai ambito a ciò, è successo. Come? Ascoltando e credendo la mia voce interiore, sacrificando la mia vita per seguire l’inafferrabile, l’impalpabile.

Poi il folk è un circuito tutto speciale, almeno per le esperienze vissute: non ci sono star, sembra una comunità “nascosta”, un po’ come il piccolo popolo (fatato), in cui gli individui quando si incontrano capiscono di avere qualcosa in comune. Non dimenticherò mai quello che John Renbourn ci ha regalato, il dono più prezioso: la sua amicizia. E’ stato un paio di volte mio ospite qui in Basilicata. Gli ho donato la mia terra facendolo sentire come un figlio della stessa. Ci siamo confrontati sulle nostre culture, quella nordica e quella mediterranea, parlando di Vichinghi, normanni, greci, sedendoci sui resti del Tempio di Hera di Metaponto, e parlando di Stonhenge, cibo, santo Graal, Rosslyn, folk revival, aneddoti; si è esibito in un concerto privato, mi ha dato consigli musicali……and so on. Oggi John ci ha lasciati, senza avvisare, è andato via e basta….ma il ricordo rimarrà, e per sempre. Mi ha onorato della sua amicizia. Ho seguito il suo consiglio: credere  nella mia musica ed avere fiducia in quello che si sente.         Ho fatto, nel mio piccolo universo, un po come hanno fatto i maestri del folk: cercare contaminazioni musicali e portarle nella tradizione per innovare, contaminare, creando nuovi approcci per filtrare la tua visione.

Vedevo la pagina delle collaborazioni a Ballate d’Argilla e leggevo i nomi di musicisti, alcuni dei quali (come Colm Murphy) avevo sentito e letto sui libri: mai avrei immaginato che un giorno avrebbero contribuito ad un mio progetto. E mi chiedevo “Come è successo tutto questo?  E la risposta era già lì : non ho cercato di convincere nessuno con insistenza. Ho solo comunicato la mia passione, quanto il progetto Ballate d’Argilla andasse alle radici della mia terra, della sua essenza, accarezzandole..E’ vero però che da anni cammino sulla strada della musica in una ricerca tutta spirituale che alla fine mi doni pace in questo caos moderno.

Il resto è arrivato naturale.  In “Ballate d’Argilla” gli eventi hanno seguito il loro corso, la scelta dei musicisti, dei collaboratori, dello studio è avvenuta naturalmente. Le “cose” si sono autoselezionate“.

Il progetto si è adattato al suo naturale percorso, come un fiume quando cerca la via verso il mare..così, scivolando. Come in una frase del poeta irlandese W.BYeats:” così come l’erba cresce sugli argini del fiume“.

http://www.giuseppedaveniadandrea.it/video/596

Giuseppe D’AVENIA  DANDREA