Giuseppe D'Avenia D'Andrea

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canto ai padri foto di piero rinaldi

Ballate d’Argilla – Sogno e realtà

Dove coltivo i miei semi musicali…

Sono qui, ore 04,20 della notte. Ho appena finito di prendere appunti sulle tracce di Ballate d’Argilla in vista del viaggio che farò a giorni per raggiungere lo studio di registrazione e fare gli ultimi ritocchi insieme al fonico prima che il tutto vada in missaggio finale.

Ho lavorato giorno e notte a questo progetto, fino allo sfinimento…..

Il tutto è nato qui,  nel sottotetto del casone dove vivo, in completo isolamento; un tuffo nella creatività.

E’ qui che semino i miei sogni, senza illudermi che da ciò possa nascere qualche piantina…ma ci tento

Cosa nasce dai sogni? Non lo so. Ma quando ciò avviene credo che sia qualcosa di magico, che ti connette con qualcosa di metafisico.

E’ strano se penso al modo in cui le ballate sono nate e stanno per trasformarsi in farfalle.

Qualcosa di “superiore” mi ha spinto a fare ciò…altrimenti è da pazzi. Non è logico lo so, ne sono consapevole. Se per logica si intende ciò che ci insegna il sistema.

Forse è la Donna ritratta nella cornice che si vede sulla scrivania ad avermi ispirato: chissà!!! Da quando è andata via tutto è cambiato. La vita con lei è stata davvero come un sogno irripetibile, unico. La mia più grande ambizione è di riabbracciarla un giorno: almeno sperare che siamo polvere d’infinito, che saremo tutti “un tutt’uno“. E’ questa l”idea che ho di Dio: un grande abbraccio, senza tante parole, come un perdono in un abbraccio immensamente infinito. E’ là che voglio rincontrare quell’essere speciale: mia Madre. Ho appena finito di leggere un libro intitolato ” Il calice e la spada” di Riane Eisler. Un libro illuminante.  Ha ragione l’autrice  sulla grandezza della figura femminile nella società: siete speciali, regalate agli uomini un Amore smisurato, e quando andate via e ci abbandonate, anche a causa di forza maggiore, ci sentiamo persi…..il tutto non si riduce alla difficoltà di cucinare o di lavare la biancheria e faccende di casa…non dimentichiamo che nei millenni siamo stati quasi sempre società patriarcali e androcratiche. E’ qualcosa di molto molto più profondo. Rappresentate i valori della pace, della famiglia, della non violenza. E’ per questo che ho aggiunto il cognome di mia madre a quello paterno: non sono solo figlio a mio padre e discendente solo della famiglia paterna: sono anche sangue di mia madre. E ciò mi nobilita.

Ora passeremo allo step successivo: quello della stampa dell’album ( Massimiliano Selvaggi è sempre al mio fianco in questo ambizioso progetto). Sto vedendo di trovare qualche etichetta che creda in questo progetto; cosa non facile considerando il caos che ammanta il mondo della musica. Sono certo solo di una cosa. Non svenderò tutto questo lavoro per  piegarmi a sporche regole economiche. Né regalerò copie se non quando quel gesto avrà un valore per me.. Bisogna dare un valore ad ogni cosa per capire ciò che c’è dietro un lavoro. Riflettevo su quanta musica ho e che non ho mai ascoltato!!! Perché siamo pieni di tutto, vogliamo tutto e gratis, senza dare valore a niente, in una società che ci insegna ciò, ad usare, anzi a non usare e a gettare comunque; una società che è il simbolo dell’eccesso. Eccesso di produzione, di consumo. Meglio rallentare, avere di meno, produrre di meno. Apprezzare quello che si ha, gustarlo nel tempo, maturarlo lentamente.

Non so dove le ballate mi porteranno. No, non m’illudo, non sono di quei sognatori inconsapevoli, piuttosto un sognatore consapevole che vuole vivere non credendo che l’unica verità sia quella dettata dal sistema o sia il sistema stesso. Anzi: credo che quella sia la percezione più sbagliata della realtà.

Per ora mi aggrappo alle ballate. E chissà che, come appendendomi ad un grande aquilone, non spicchi il volo, anche per un tempo breve.

E se proprio dovessi cadere, beh!!!! Più che piangere sorriderò, sapendo di aver rincorso un sogno come un fanciullo rincorre, con lo sguardo perso rivolto verso l’ alto, un aquilone…….così, senza pensare che possa inciampare non guardando dove mette i piedi, in quello slancio innocente verso un “attimo di gioia infinita” .

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